french 2.0“Un nuovo nano publishing?!”
Potrei intitolare anche in questo modo, questo post.

Nasce in Francia un idea un po’ particolare legata al mondo dei blog che per molti aspetti ritengo interessante, anche se sicuramente sarà oggetto di critiche, a partire dagli elementi di base su cui si fonda.

Provo a presentarla cosi come viene postato qui, traducendo gli aspetti più salienti:

"… l’idea è quella di creare un "motore di risorse di blog francesi di qualità" permettendo agli utenti di visitare siti nuovi e magari tutt’ora poco conosciuti ma che meriterebbero una maggiore notorietà vista la loro "qualità" legata ai contenuti.
Il principio di selezione di tali blog è basato su degli inviti, inviati a dei blogger che rispondo alle 5 regole pilasto per "french 2.0". Dopo aver accettato gli inviti i blog vengono "integrati" nella risorsa di qualità che si vuole andare a creare [aggiungo io: con tanto di "marchio" di appartenenza a tale risorsa da mettere in bella vista sul blog].
Questa metodologia permette di garantire una certa qualità dei contenuti e sopratutto di differenziarsi dai progetti di aggregazione che si basano sugli rss che attualmente sono presenti su internet…. Per contattare l’ideatore: french2.0(at)gmail(dot)com…"

Certamente questa idea merita alcune riflessioni.

La ricerca di "qualità" in un qualsiasi mercato è un aspetto ormai fondamentale, ma nel mondo dei blog con la grande crescita che ha avuto negli ultimi anni, la "qualità" dei contenuti e delle informazioni si è dimostrata certamente sempre più difficile da raggiungere.

Non per niente sono nati strumenti come social bookmark o aggregatori di preferiti [digg del.ic.us per dire i più famosi], con l’obiettivo non solo di condividere le risorse, ma anche di permettere una maggiore tempestività nell’ottenimento dell’informazione: la riduzione del tempo tra la creazione di un contenuto informativo e la conoscenza di tale informazione ha sicuramente migliorato in parte anche la qualità della stessa.

Se gli aggregatori hanno risolto per ora il grosso problema della reperibilità dell’informazione in tempi minori, questo progetto può essere invece un primo passo proprio verso il fattore “qualità”.
“Frech 2.0” si dimostra molto ambizioso ma allo stesso tempo difficile da applicare.

Ho iniziato parlando di “nano publishing”: penso che l’obiettivo infondo sia lo stesso ma il metodo per raggiungerlo sia differente.
Nel nano publishing l’obbiettivo principale è l’accentramento di interessi e conoscenze di più persone [tendenzialmente già blogger su siti personali] su una materia comune per offrire un “luogo unico di ritrovo” per gli utenti interessati con i successivi risvolti economici portati dallo stesso accentramento dei contenuti.
In questo nuovo modello, il blogger rimane “in casa propria” garantendo una qualità di informazione elevata su determinati argomenti e quindi, con una buona pubblicità da parte del network stesso, con possibili risvolti di tipo economico.
Potrei affermare quindi che il nano-publischig esalta il blog in quanto unico a parlare di tali argomenti in modo esaustivo, mentre questo nuovo modello francese potrebbe esaltare il blogger in quanto soggetto forte di alte conoscenze.

Naturalmente non è tutto rose e fiori. Per far si che un tale progetto possa essere autoritario e quindi riconosciuto dagli utenti come tale bisogna essere d’accordo sulle “regole” che lo determinano.
E su questo punto si potrebbe dibattere a vita.
I temi caldi potrebbero rispondere a queste domande: “E’ giusto creare una sorta di selezione interna tra blog? Se il blog “dgdfdfga” non rientra in tale riconoscimento, chi lo dice che tale blog per me non sia il miglior blog qualitativamente?”

La qualità è un valore soggettivo soprattutto nel mercato delle informazioni e proprio per questo il creatore ha provato a indicare una sorta di regole generali a cui un blogger deve rispondere, ma correndo un grosso rischio:
- se le regole sono troppo generali e facile che molti blogger rientrino e se ciò avviene è facile che la qualità tanto ricercata si perda,
- allo stesso tempo se le regole sono troppo esaustive, è facile che il network creato non ottenga l’autorità ricercata perché non riconosciuta dagli utenti stessi. Oltre al fatto che potrebbero sorgere numerose eccezione alle varie regole imposte.

Vediamo quindi quali sono questi cinque pilasti:
- avere del contenuto francese. [Questo è il punto fondamentale, soprattutto per i francesi, da sempre grandi nazionalisti]
- Essere originale nel redigere il proprio blog. [Come possiamo valutare l’originalità?!]
- Avere un minimo di capacità di redazione e avere una frequenza di redazione “corretta”. [Giustamente deve esserci una frequenza nella redazione, che dipenderebbe molto dallo stesso argomento trattato quindi ci sarebbero tutti i problemi del caso per identificare questo aspetto]
- Il blog deve essere partecipativo [anche questo aspetto dipende molto dagli argomenti trattati]
- Dovete aver scritto il primo articolo almeno 6 mesi fa. [cioè il vostro blog deve avere almeno 6 mesi di vita].

A prima impressione mi sembrano cinque punti molto “larghi”, ma con le dovute correzioni, un progetto simile, secondo voi.. potrebbe partire in Italia?